martedì 10 giugno 2008

Sassolini della gratitudine

In casa ho delle ciotole ( di rame o di terracotta) riempite con dei sassolini presi al mare, sembra una cosa naif o strana eppure sanno dare una sensazione di serenità. Ricordare di aggiungere un sassolino in segno di gratitudine per quanto si riceva di volta in volta dalla vita,per quelle piccole realizzazioni che il nostro impegno e lo sforzo ci fanno toccare è renderci consapevoli di come si possa ricevere tanto e accorgercene poco, è un modo per renderci conto in modo tangibile di quei doni che spesso non sappiamo rammentare o non apprezziamo, la sera ad esempio, riguardando i nostri sassolini nella ciotola possiamo rivalutare che, in fondo, invece di lamentarci per quanto nella nostra vita ci facca sentire insoddisfatti, potremmo ribaltare il nostro punto di vista ed imparare la gratitudine.Si possono sostituire i sassolini a delle monetine da un centesimo o più, per poi accorgerci che si possa mettere da parte una somma di monete che sarebbe bello regalare a qualcuno. In fondo i doni che riceviamo non sono solo nostri ma vanno condivisi con gli altri. Ma oltre all'aspetto materiale, concreto e visibile, esiste un modo per essere con gli altri e condividere, un modo sottile e sensibile che è legato alle attenzioni che possiamo dare a chi ci sta attorno, essere grati si trasforma in amorevolezza verso gli altri, in ascolto ed attenzione consapevole, senza innescare meccanismi di giudizio e paura, infatti dobbiamo imparare a cogliere di cosa essere grati, giorno per giorno e condividere. Gioire delle energie benefiche del nostro nuovo schema di comportamento è motivo per determinare una nuova apertura che ci renda capaci di maggiore positività e responsabilità nei confronti del nostro percorso interiore, essere grati è costruire un sentiero di sassolini che ci possa riportare a casa, verso la nostra vera natura. Il sasso si associa spesso al lancio, come segno di giudizio, come motivo che separi, invece usare sassolini come promemoria, magari colorandoli, ricoprendoli di vernice è un modo per portare allegria, se deponiamo i sassi e non li scagliamo come armi sotto l'influsso della rabbia, ci accorgiamo che davvero sono un ottimo mezzo per riconoscere che la vita è sempre pronta ad offrire ottime opportunità di crescita, a noi saperle riconoscere con gratitudine.

Gentile concessione di www.poetyca.it

domenica 8 giugno 2008

Perchè si urla?

Perché si urla?

Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli: "Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?" "Gridano perché perdono la calma" rispose uno di loro. "Ma perché gridare se la persona sta al suo lato?" disse nuovamente il pensatore. "Bene, gridiamo perché desideriamo che l'altra persona ci ascolti" replicò un altro discepolo. E il maestro tornò a domandare: "Allora non è possibile parlargli a voce bassa?" Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore.
Allora egli esclamò: "Voi sapete perché si grida contro un'altra persona quando si è arrabbiati? Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate, i loro cuori si allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più arrabbiati sono, tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l'uno con l'altro. D'altra parte, che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano, parlano soavemente. E perché? Perché i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano. E quando l'amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi. I loro cuori si intendono. E' questo che accade quando due persone che si amano, si avvicinano."
Infine il pensatore concluse dicendo: "Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare."


Mahatma Gandhi

Thich Nhat Hanh: Abbracciare la Rabbia
Conferenza tenuta il 25 settembre 2001 alla Riverside Church di New York

Cari amici, vorrei dirvi come pratico quando mi arrabbio. Durante la guerra in Vietnam, c’erano molte ingiustizie, e furono uccise molte migliaia di persone, fra le quali molti miei amici e discepoli. Ero molto arrabbiato. Una volta venni a sapere che la città di Ben Tre, una città di trecentomila abitanti, era stata bombardata dall’aviazione americana solo perché alcuni guerriglieri erano scesi in città e avevano cercato di abbattere gli aeroplani americani. I guerriglieri non ebbero successo, e dopo quel tentativo se ne andarono. E la città fu distrutta. In seguito il militare che si era reso responsabile di ciò dichiarò che aveva dovuto distruggere la città per salvarla. Ero molto arrabbiato.
Ma a quel tempo ero già un praticante, un solido praticante. Non dissi nulla, non feci nulla, perché sapevo che agire o dire cose mentre si è arrabbiati non è saggio. Può creare molta distruzione. Tornai a me stesso, riconoscendo la mia rabbia, abbracciandola, e guardai profondamente nella natura della mia sofferenza.
Nella tradizione buddista abbiamo la pratica del respirare in presenza mentale, del camminare in presenza mentale, allo scopo di generare l’energia della presenza mentale. È esattamente con questa energia che possiamo riconoscere, abbracciare e trasformare la nostra rabbia. La presenza mentale è il tipo di energia che ci aiuta a essere consapevoli di ciò che sta avvenendo dentro di noi e intorno a noi, e tutti possono essere in presenza mentale. Se bevete una tazza di tè e sapete che state bevendo una tazza di tè, questo è bere in presenza mentale. Quando inspirate e sapete che state inspirando, e concentrate la vostra attenzione sull’inspirazione, questa è consapevolezza della respirazione. Quando fate un passo e siete consapevoli che state facendo un passo, questo si chiama consapevolezza del camminare. La pratica basilare nei centri Zen, nei centri di meditazione, è quella di generare la presenza mentale in ogni momento della vita quotidiana. Quando siete arrabbiati, siete consapevoli di essere arrabbiati. E’ perché avete già in voi l’energia della presenza mentale creata dalla pratica che potete averne a sufficienza per riconoscere, abbracciare, guardare in profondità e capire la natura della vostra sofferenza.
Io riuscii a capire la natura della sofferenza in Vietnam. Vidi che non solo i vietnamiti soffrivano, ma anche gli americani soffrivano durante quella guerra. Il giovane americano mandato in Vietnam per uccidere ed essere ucciso era sottoposto a molta sofferenza, e la sofferenza continua ancora oggi. La famiglia soffre, e anche la nazione. Io potei vedere che la causa della nostra sofferenza in Vietnam non erano i soldati americani. Era una politica non saggia. Era un equivoco. Era la paura che stava al fondamento della politica.
Molti in Vietnam si sono dati fuoco per chiedere che la distruzione cessasse. Essi non volevano provocare dolore ad altri, ma prendere il dolore su di sé affinché passasse il loro messaggio. Ma il rumore degli aerei e delle bombe era troppo forte. Poche persone al mondo furono in grado di sentirci. Così decisi di recarmi in America e invocare una cessazione della violenza. Questo avvenne nel 1966, e a causa di ciò mi fu impedito di fare ritorno a casa. E da allora, dal 1966, ho vissuto in esilio.
Ho potuto vedere che non è l’uomo il vero nemico dell’uomo. Il vero nemico è l’ignoranza, la discriminazione, la paura, l’avidità, e la violenza. Non odiavo il popolo americano, la nazione americana. Venni in America a invocare quel guardare in profondità che avrebbe consentito al vostro governo di rivedere quel tipo di politica. Ricordo che incontrai il Segretario della Difesa Robert Mac Namara. Gli dissi la verità circa la sofferenza. Egli si trattenne con me a lungo e mi ascoltò profondamente, e io fui molto grato per la qualità del suo ascolto. Tre mesi dopo, quando la guerra si fece più intensa, venni a sapere che si era dimesso dal suo incarico.
Odio e rabbia non erano nel mio cuore. Fu per questo che molti giovani del mio paese mi ascoltarono, quando li invitai a seguire il cammino della riconciliazione, e insieme collaborammo nel dare vita alle nuove organizzazioni per la pace a Parigi. Spero che i miei amici qui a New York siano capaci di praticare allo stesso modo. Io ho compreso, e comprendo, la sofferenza e l’ingiustizia, e sento di capire profondamente la sofferenza di New York, dell’America. Io sento di essere un newyorkese. Sento di essere un americano.
Quando non siete calmi evitate di agire, non dite nulla: restate disponibili per voi stessi, centrati in voi stessi. Ci sono sistemi grazie ai quali possiamo tornare a noi stessi e praticare così da riscoprire la nostra calma, la nostra tranquillità, la nostra lucidità. Ci sono sistemi che possiamo mettere in pratica così da capire le reali cause della sofferenza. E questa comprensione ci aiuterà a fare ciò che va fatto, e a non fare ciò che potrebbe essere dannoso per noi e per gli altri.
Prima di continuare, pratichiamo la respirazione in presenza mentale per mezzo minuto.

Nella psicologia buddista, siamo soliti parlare della coscienza in termini di semi. Abbiamo il seme della rabbia, nella nostra coscienza. Abbiamo il seme della disperazione, della paura. Ma abbiamo anche il seme della comprensione, della saggezza, della compassione, e del perdono. Se sappiamo come innaffiare il seme della saggezza e compassione in noi, quel seme, questi semi si manifesteranno come energie potenti che ci aiuteranno a compiere un gesto di perdono e compassione. Ciò basterà a recare un immediato sollievo alla nostra nazione, al mondo. Questa è la mia convinzione.
Io credo molto fortemente che gli americani abbiano molta saggezza e compassione in loro stessi. Voglio che siate al meglio di voi quando comincerete ad agire, nell’interesse dell’America e nell’interesse del mondo. Con lucidità, con comprensione e compassione vi rivolgerete alle persone che vi hanno provocato così tanto danno e sofferenza e porrete loro molte domande.
"Noi non comprendiamo abbastanza la vostra sofferenza, potreste parlarcene? Non vi abbiamo fatto nulla, non abbiamo cercato di distruggervi, non abbiamo cercato di discriminarvi, e non comprendiamo perché ci abbiate fatto questo. Deve esserci molta sofferenza in voi. Vogliamo ascoltarvi. Può darsi che possiamo aiutarvi. E insieme possiamo collaborare a costruire la pace nel mondo." Se sarete solidi, se sarete compassionevoli nell’affermare ciò, essi vi parleranno della loro sofferenza.
Nel buddismo parliamo della pratica dell’ascolto profondo, dell’ascolto compassionevole, un metodo magnifico grazie al quale possiamo ripristinare la comunicazione – la comunicazione tra marito e moglie, la comunicazione tra padre e figlio, la comunicazione tra madre e figlia, la comunicazione tra nazioni. La pratica dell’ascolto profondo dovrebbe essere assimilata dai genitori, dalle coppie, così che possano capire la sofferenza dell’altra persona. Quella persona potrebbe essere nostra moglie, nostro marito, nostro figlio o nostra figlia. Ma anche se possiamo avere l’intenzione di ascoltare, molti di noi hanno perso la capacità di farlo perché c’è molta rabbia e violenza in noi. Altri non sanno come usare la parola gentile; rimproverano e giudicano in continuazione. E il loro parlare è molto spesso aspro, amaro. Questo genere di linguaggio farà sempre esplodere in noi l’irritazione e la rabbia e ci impedirà di ascoltare profondamente e con compassione. Per questo la semplice intenzione di ascoltare non è sufficiente. Abbiamo bisogno di un qualche allenamento per poter ascoltare profondamente e con compassione. Io penso, credo, ho la convinzione che se un padre sa come ascoltare profondamente e con compassione suo figlio, sarà in grado di aprire la porta del suo cuore e di ripristinare la comunicazione.
Anche al Congresso e al Senato le persone dovrebbero allenarsi nell’arte dell’ascolto profondo, dell’ascolto compassionevole. C’è molta sofferenza nel paese, e molte persone sentono che la loro sofferenza non è capita. Per questo i politici, i membri del Parlamento, i membri del Congresso devono allenarsi nell’arte dell’ascolto profondo – l’ascolto del loro stesso popolo, l’ascolto della sofferenza nel paese, perché nel paese c’è ingiustizia, c’è discriminazione. C’è molta rabbia nel paese. Se possiamo ascoltarci gli uni gli altri, possiamo anche ascoltare coloro che sono al di fuori del paese. Molti di essi vivono nella disperazione, molti soffrono a causa di ingiustizia e discriminazione. La quantità di violenza e disperazione in loro è enorme. Ma se come nazione sappiamo come ascoltare la loro sofferenza, già possiamo recare molto sollievo. Essi sentiranno di essere capiti. Già questo è sufficiente a disinnescare la bomba.
Alle coppie raccomando sempre, quando sono arrabbiati l’uno con l’altra, di tornare al proprio respiro e al camminare in presenza mentale, di abbracciare la rabbia e guardare profondamente nella natura della rabbia. Così possono essere in grado di trasformare quella rabbia, anche in soli quindici minuti o in poche ore. Se non possono farlo, allora dovranno dire all’altra persona che soffrono, che sono arrabbiati, e che vogliono che l’altro lo sappia. Proveranno a dirlo in un modo calmo. "Caro (o cara), soffro, e voglio che tu lo sappia". A Plum Village, dove vivo e pratico, raccomandiamo ai nostri amici di non tenersi la loro rabbia per più di ventiquattr’ore senza dirlo all’altra persona. "Caro/a, soffro, e voglio che tu lo sappia. Non so perché tu mi abbia fatto una cosa simile. Non so perché tu mi abbia detto una cosa simile." Questa è la prima cosa che dovrebbero dire all’altra persona. E se non sono abbastanza calmi per dirlo, possono scriverlo su un foglio.
La seconda cosa che possono dire o scrivere è: "Sto facendo del mio meglio." Significa: Sto praticando per non dire nulla, non fare nulla con rabbia, perché so che in questo modo creerei maggiore sofferenza. Così sto abbracciando la mia rabbia, sto guardando profondamente dentro la natura della mia rabbia." Dite all’altra persona che state praticando il trattenere la rabbia, il comprendere la rabbia, allo scopo di scoprire se per caso quella rabbia proviene da una vostra cattiva comprensione, da una vostra percezione errata, da una vostra scarsa presenza mentale o da una mancanza di abilità.
E la terza cosa che potreste volergli o volerle dire è: "Ho bisogno del tuo aiuto." Generalmente quando ci arrabbiamo con qualcuno vogliamo fare esattamente l’opposto. Vogliamo dire: "Non ho bisogno di te. Posso sopravvivere anche per conto mio." "Ho bisogno del tuo aiuto" significa "Ho bisogno della tua pratica, ho bisogno del tuo guardare in profondità, ho bisogno che mi aiuti a vincere questa rabbia perché soffro." E se io soffro, non è possibile che tu possa essere felice, perché la felicità non è una faccenda individuale. Se l’altro soffre, non c’è modo che tu possa essere felice da solo. Così aiutare l’altro a soffrire meno, a sorridere, farà felice anche te.
Il Buddha ha detto: "Questo è così perché quello è così. Questo è perché quello è." Le tre frasi che propongo sono il linguaggio del vero amore. Esso ispirerà l’altra persona a praticare, a guardare in profondità, e insieme realizzerete la comprensione e la riconciliazione. Ai miei amici propongo di scrivere queste frasi su un foglietto e di infilarlo nel portafoglio. Ogni volta che si arrabbiano con il partner, o con il figlio o la figlia, possono praticare la respirazione in presenza mentale, tirare fuori il foglietto e leggerlo. Sarà una campana di consapevolezza che dirà loro che cosa fare e che cosa non fare. Le tre frasi sono: "Soffro e voglio che tu lo sappia." "Sto facendo del mio meglio." "Per favore aiutami."
Credo che anche in un conflitto internazionale sia possibile lo stesso genere di pratica. Perciò propongo all’America di fare lo stesso. Dite a coloro che ritenete essere la causa della vostra sofferenza che voi soffrite, che volete che loro lo sappiano, che volete sapere perché vi hanno fatto una cosa simile, e praticate l’ascolto profondamente e con compassione.
La qualità del nostro essere è molto importante, perché quella domanda, quell’affermazione non è una condanna, ma un desiderio di creare la vera comunicazione. "Siamo pronti ad ascoltarvi. Sappiamo che dovete aver sofferto molto per averci fatto una cosa simile. Forse avete pensato che siamo noi la causa della vostra sofferenza. Quindi per favore diteci se abbiamo cercato di distruggervi, se abbiamo cercato di farvi oggetto di discriminazione, affinché possiamo capire. Sappiamo che quando avremo compreso la vostra sofferenza, potremo essere capaci di aiutarvi." Questo è quello che nel buddismo chiamiamo "parola amorevole" o "linguaggio gentile"; esso ha lo scopo di creare la comunicazione, di ristabilire la comunicazione. Una volta che sarà ristabilita la comunicazione, la pace sarà possibile.
Quest’estate, un gruppo di palestinesi è venuto a Plum Village e ha praticato con un gruppo nutrito di israeliani. Abbiamo favorito la loro venuta offrendo loro facilitazioni per il soggiorno e abbiamo praticato insieme. In due settimane hanno imparato a sedersi insieme, a camminare insieme in presenza mentale, ad apprezzare i pasti in silenzio in comune e a sedere tranquillamente per ascoltarsi l’un l’altro. La pratica così assimilata ha avuto molto successo. Alla fine delle due settimane di pratica ci hanno dato una notizia davvero meravigliosa. Una signora ha detto: "Thây, per la prima volta nella mia vita vedo che la pace in Medio Oriente è possibile." Un altro giovane ha detto: "Thây, appena arrivato a Plum Village non credevo che Plum Village fosse qualcosa di reale, perché nella situazione del mio paese si vive costantemente nella paura e nella rabbia. Quando i nostri bambini salgono sull’autobus non siamo sicuri che torneranno a casa. Quando andiamo al supermercato non siamo sicuri di sopravvivere e di tornare alla nostra famiglia. A Plum Village vedi le persone guardarsi con amore, parlare gentilmente con gli altri, camminare in pace e fare ogni cosa in presenza mentale. Noi non credevamo che ciò fosse possibile. Non mi sembra vero."
Ma nelle condizioni di pace di Plum Village, essi erano capaci di stare insieme, di vivere insieme, e di ascoltarsi l’un l’altro, e alla fine la comprensione è arrivata. Essi promisero che tornati in Medio Oriente avrebbero continuato la pratica. Organizzeranno incontri di pratica una volta alla settimana a livello locale e una giornata di presenza mentale a livello nazionale. E contano di tornare a Plum Village in un gruppo più numeroso per continuare la pratica.
Penso che se nazioni come l’America organizzassero ambienti di questo genere, dove le persone possono incontrarsi e trascorrere il tempo praticando la pace, sarebbero in grado di calmare le loro emozioni, la loro paura, e i negoziati di pace sarebbero molto più facili.

Tutte le cose hanno bisogno di cibo per vivere e per crescere, inclusi il nostro amore e il nostro odio. L’amore è una cosa vivente, l’odio è una cosa vivente. Se non nutri il tuo amore, esso morirà. Se tagli la fonte di nutrimento alla tua violenza, anche la tua violenza morirà. Per questo il sentiero indicato dal Buddha è il sentiero del consumo consapevole.
Il Buddha raccontò la seguente storia. C’era una coppia che voleva attraversare il deserto per recarsi in un altro paese in cerca di libertà. Essi portarono con sé il loro figlioletto e una quantità di cibo e di acqua, ma non fecero bene i conti, sicché a metà strada in pieno deserto terminarono il cibo. I due sapevano che sarebbero morti. Così, dopo molta angoscia, decisero di mangiare il bambino in modo da poter sopravvivere e raggiungere l’altro paese; ed è proprio ciò che fecero. E ogni volta che mangiavano un pezzetto della carne del loro bambino, i due piangevano.
Il Buddha domandò ai suoi monaci: "Cari amici, pensate che quella coppia gioisse nel mangiare la carne del loro proprio figlio?" Il Buddha disse: "E’ impossibile gioire nel mangiare la carne del proprio figlio. Non mangiare in presenza mentale è come mangiare la carne di nostro figlio e di nostra figlia, è come mangiare la carne dei nostri genitori."
Se guardiamo profondamente, vedremo che mangiare può essere un atto estremamente violento. L’Unesco ci dice che ogni giorno quarantamila bambini nel mondo muoiono per mancanza di cibo. Ogni giorno, quarantamila bambini! E la quantità totale dei cereali che coltiviamo in Occidente è usata principalmente per nutrire il bestiame. L’ottanta per cento del granoturco coltivato in questo paese serve a nutrire il bestiame da carne. Il novantacinque per cento dell’avena prodotta in questo paese non è per noi, per la nostra alimentazione, ma per gli animali allevati per farne cibo. Secondo questo recente rapporto, l’ottantasette per cento dell’intero territorio agricolo degli Stati Uniti viene usato per l’allevamento. Si tratta del quarantacinque per cento di tutto il territorio degli Stati Uniti.
Acqua
Più della metà di tutta l’acqua consumata negli USA serve per l’allevamento di animali. Occorrono quasi 9.500 litri d’acqua per produrre una libbra di carne, ma solo 95 litri per produrre una libbra di frumento. Una dieta totalmente vegetariana richiede 1.135 litri di acqua al giorno, mentre una dieta che comprende la carne richiede più di 15.000 litri di acqua al giorno.
Inquinamento
Allevare animali a scopo alimentare provoca maggior inquinamento nell’acqua di qualsiasi altra industria negli Stati Uniti, perché gli animali allevati producono centotrenta volte gli escrementi dell’intera popolazione umana. Significa quaranta tonnellate al secondo. Molti dei liquami provenienti dalle fattorie e dai macelli finiscono nei ruscelli e nei fiumi, contaminando le sorgenti.
Deforestazione
Ogni vegetariano può salvare un acro di alberi all’anno. Più di 260 milioni di acri di foreste degli Stati Uniti sono stati disboscati per fare spazio alle coltivazioni destinate a nutrire gli animali da carne. E un altro acro di alberi scompare ogni otto secondi. Anche le foreste pluviali tropicali stanno per essere distrutte per creare pascoli per il bestiame.
Risorse
Negli Stati Uniti, gli animali allevati a scopo alimentare sono nutriti con oltre l’ottanta per cento del granoturco coltivato, e con più del novantacinque per cento dell’avena. Stiamo mangiando il nostro paese, stiamo mangiando il nostro cuore, stiamo mangiando i nostri bambini. E ho saputo che oltre la metà delle persone in questo paese mangia in eccesso.
Mangiare in presenza mentale può aiutarci a mantenere la compassione dentro il nostro cuore. Una persona priva di compassione non può essere felice, non può entrare in relazione con gli altri esseri umani e con gli altri esseri viventi. E il mangiare la carne dei nostri propri figli è proprio quello che sta succedendo nel mondo, perché non pratichiamo il mangiare in presenza mentale.
Il Buddha ha parlato del secondo genere di nutrimento che consumiamo ogni giorno: le impressioni sensoriali; quel genere di cibo che assumiamo attraverso gli occhi, le orecchie, la lingua, il corpo e la mente. Quando leggete una rivista, consumate. Quando guardate la televisione, consumate. Quando ascoltate una conversazione, consumate. E queste cose possono essere altamente tossiche. Possono esserci molti veleni, come l’ avidità, la violenza, la rabbia, la disperazione. Permettiamo così a noi stessi di farci intossicare da ciò che consumiamo in termini di impressioni sensoriali. Permettiamo ai nostri bambini di farsi intossicare da questi prodotti. Per questo è molto importante guardare profondamente dentro il nostro malessere, dentro la natura del nostro malessere, allo scopo di riconoscere la fonte di nutrimento che abbiamo usato per portarlo dentro di noi e nella nostra società.
Quello che il Buddha ha detto è: "Ciò che è venuto in essere – se sai come guardare profondamente nella sua natura e identificare la sua fonte di nutrimento, allora sei già sulla strada della liberazione." Ciò che è venuto in essere è la nostra malattia, il nostro malessere, la nostra sofferenza, la nostra violenza, la nostra disperazione. E se pratichiamo il guardare in profondità, la meditazione, saremo in grado di identificare la fonte di nutrimento, di cibo, che ha portato tutto questo in noi.
Dunque l’intera nazione deve praticare il guardare in profondità dentro la natura di ciò che consumiamo ogni giorno. Il consumare in presenza mentale non è il solo modo di proteggere la nazione, noi stessi e la società. Dobbiamo anche imparare come consumare in presenza mentale come famiglia, come città, come nazione. Dobbiamo imparare che cosa produrre e che cosa non produrre allo scopo di dare al nostro popolo solo cose che nutrono e che guariscono. Dobbiamo astenerci dal produrre quei generi di cose che portano guerra e disperazione nel nostro corpo, nella nostra coscienza, e nel corpo e nella coscienza collettivi della nostra nazione e società. Questo deve praticare il Congresso. Noi abbiamo eletto i membri del Congresso. Da loro ci aspettiamo che pratichino profondamente, che si mettano in ascolto della sofferenza delle persone, delle cause reali di quella sofferenza, e che facciano il tipo di leggi che possono proteggerci dall’autodistruzione. L’America è grande. Io sono convinto che voi possiate farlo e che possiate aiutare il mondo. Voi potete offrire al mondo saggezza, presenza mentale e compassione.
Recentemente ho avuto l’occasione di apprezzare i luoghi dove le persone non fumano. Ci sono voli per non fumatori di cui potete approfittare. Dieci anni fa voli così, per non fumatori, non esistevano. E in America su ogni pacchetto di sigarette è scritto l’avvertimento: "Stai attento: il fumo può mettere in pericolo la tua salute." Questa è una campana di consapevolezza. Questa è pratica del consumo consapevole. Non dite che state praticando la presenza mentale, ma in realtà lo state facendo. La consapevolezza del fumo è ciò che vi ha permesso di vedere che il fumo non è salutare.
In America, le persone sono molto consapevoli del cibo che mangiano. E pretendono che su ogni prodotto vi sia un’etichetta in modo da poter sapere che cosa c’è dentro. Non vogliono mangiare cibi che possano portare tossine e veleni nei loro corpi. Questo è pratica del mangiare consapevolmente.
Ma possiamo andare oltre. Possiamo fare di meglio, come genitori, come insegnanti, come artisti e come politici. Se sei un insegnante, puoi dare un grande contributo nel risvegliare le persone sulla necessità di un consumo consapevole, perché è quella la via della vera emancipazione. Se sei un giornalista, hai i mezzi per educare le persone, per ridestarle sulla natura della nostra situazione. Facendo opera di risveglio ognuno di noi può trasformare se stesso in un bodhisattva.

Il terzo nutrimento di cui ha parlato il Buddha è la volizione. La volizione è ciò che vogliamo più di ogni altra cosa, il desiderio più profondo. Ognuno di noi ha un desiderio profondo. Dobbiamo identificarlo, dobbiamo chiamarlo con il suo vero nome. Il Buddha aveva un desiderio; voleva trasformare tutta la sua sofferenza. Voleva diventare un illuminato per essere capace di aiutare gli altri. Egli non credeva che da politico avrebbe potuto aiutare molte persone, e per questo scelse di farsi monaco. Alcuni fra noi credono che la felicità sia possibile solo ottenendo una grande quantità di denaro, o la fama, o un grande potere, o molto sesso. Questo tipo di desiderio appartiene alla terza categoria di cibo di cui ha parlato il Buddha.
Per illustrare il suo insegnamento il Buddha è ricorso a questa immagine: C’è un giovane che ama vivere, e che non vuole morire. Tuttavia, due uomini possenti lo stanno trascinando verso un luogo dove si trova una fossa di carboni accesi e vogliono gettarlo tra i tizzoni ardenti per farlo morire. Lui resiste, ma è destinato a morire perché i due uomini sono troppo forti. Il Buddha disse: "Il vostro più profondo desiderio vi porterà o in un luogo di felicità oppure all’inferno." Per questo è molto importante guardare dentro la natura del vostro più profondo desiderio, vale a dire la volizione. Il Buddha ha detto che l’avidità vi porterà a molta sofferenza, sia che si tratti di desiderio di ricchezza, di sesso, di potere, o di fama. Ma se avete un desiderio salutare, come il desiderio di proteggere la vita, di proteggere l’ambiente o di aiutare la gente a vivere una vita semplice e con il tempo per prendersi cura di sé, di amare e prendersi cura dei propri cari, questo è il genere di desiderio che conduce alla felicità. Ma se siete spinti dalla brama di fama, di ricchezza, di potere, dovrete soffrire molto. E questo desiderio vi trascinerà all’inferno, nella fossa di tizzoni ardenti, e morirete.
Ovunque nel mondo ci sono persone che considerano la vendetta come il loro desiderio più profondo. Queste persone diventano terroristi. Quando il rancore e la vendetta sono il nostro desiderio più profondo, anche noi soffriamo terribilmente, come il giovane che quei due uomini possenti trascinavano, per gettare poi nella fossa di tizzoni ardenti. Il nostro desiderio più profondo dovrebbe essere amare, aiutare, non vendicarsi, punire o uccidere. Confido che i newyorkesi abbiano questa saggezza. Il rancore non può essere una risposta al rancore; ogni violenza è ingiusta. Rispondere alla violenza con la violenza può soltanto portare maggiore violenza e ingiustizia, maggior sofferenza, non solo agli altri, ma a noi stessi. Questa è la saggezza che è in ognuno di noi. Abbiamo bisogno di respirare profondamente, di diventare calmi per toccare il seme della saggezza. Io so che se il seme della saggezza e della compassione del popolo americano potesse essere innaffiato regolarmente per l’arco di una settimana, esso porterebbe molto sollievo, ridurrebbe la rabbia e il rancore. E l’America sarebbe capace di compiere un gesto di perdono che darebbe un grande sollievo all’America e al mondo intero. Per questo il mio suggerimento è praticare la calma, l’essere concentrati, innaffiare i semi di saggezza e compassione che sono già in noi, e imparare l’arte della consumo consapevole. Questa è una vera rivoluzione, il solo tipo di rivoluzione che può aiutarci a uscire da questa difficile situazione, nella quale la violenza e il rancore prevalgono.

No, non sto piangendo.
Mi tengo il volto tra le mani,
Per scaldare la mia solitudine.
Mani che proteggono,
Mani che nutrono,
Mani che impediscono alla mia anima
Di vivere nella rabbia.


Preso dal sito http://www.bodhidharma.it/
video

Storie Zen

Una tazza e il vuoto

Sia narra un famoso aneddoto a proposito del maestro Ikkyu,vissuto tre o quattro secoli orsono.
Ikkyu era allora un giovanissimo monaco, e dimorava nel tempio Zen dove viveva anche il fratello. Un giorno costui lasciò cadere una tazza, di quelle che servivano per la cerimonia del tè. La tazza, prezioso dono dell’imperatore, andò in frantumi. E allora il capo del tempio rimproverò aspramente il piccolo monaco, che scoppiò a piangere.
Ma Ikkyu lo consolò dicendogli di non preoccuparsi, perché avrebbe risolto lui ogni cosa.
Raccolse i frammenti di ceramica, li nascose nella manica della veste, si recò nel giardino del tempio e lì rimase, impassibile, in attesa che tornasse il maestro. Quando lo vide, gli andò incontro e intavolò con lui un mondo*
“Maestro, gli uomini nati su questa terra muoiono o non muoiono?”.
“ Certo che muoiono” rispose il maestro. “ Lo stesso Buddha morì”.
“ E anche gli altri esseri “ disse Ikkyu “ e i minerali e tutte la cose sono destinate a morire ? “.
“ Certo 2 rispose il maestro.” Ogni cosa che abbia una forma deve necessariamente morire, quando giunge la sua ora “.
“ Di conseguenza, “ disse Ikkyu “ giacché ogni cosa è peritura, non dovremmo piangere né rimpiangere quel che non è più, né scagliarci contro il destino “.
“ No, naturalmente! Dove vuoi giungere con questo tuo discorso? “ chise il maestro.
Ikkyu estrasse allora dalla manica i frammenti della tazza e li porse al maestro.

*Mondo, Mon: domande. do risposte. Scambio di domande e risposte tra discepolo e maestro.

Tratto da “Storie Zen. La tazza e il bastone” Narrate dal Maestro Taïsen Deshimaru

venerdì 6 giugno 2008

giovedì 5 giugno 2008

I ciechi e l'elefante


Successe in India. Tanto tempo fa. Una volta nel parco di Anatapindika, nella città di Jetavana presso Savatthi, religiosi, dotti e scienziati litigavano furiosamente, si accapigliavano, si offendevano. Ognuno pensava di dire ciò che era giusto e ciò che era sbagliato e ognuno aveva l’idea che era giusto ciò che diceva lui e sbagliato quello che diceva un altro. Ognuno era così convinto di essere dalla parte della ragione che neanche ascoltava quello che l’altro aveva da dire e appena si accorgeva che voleva dire qualcosa di diverso lo offendeva dicendo: «È giusto come la penso io, la tua idea è sbagliata». E l’altro lo stesso: «Ma che dici? La mia è l’idea giusta, è la tua che è sbagliata». E litigavano ancora. Per lo più litigavano per un fatto: che uno diceva che l’universo è grande grande grande, così grande che praticamente non ha né una fine e né un inizio. Praticamente: l’universo è infinito. Ma l’altro non era d’accordo perché diceva che invece il mondo è finito e faceva un disegno del villaggio in cui vivevano per dimostrarlo. Ma non litigavano solo per questo. C’era chi diceva che gli animali hanno un’anima e chi diceva di no. Uno che il tempo non ha né un inizio e né una fine – come quell’altro aveva detto dell’universo – e l’altro santone si stropicciava la barba e iniziava a contare «uno due tre… mille… vedi che si può contare il tempo? Quindi se si può contare con i numeri a un certo punto finirà!» Nonostante fossero tutte persone molto colte e istruite ognuno però usava la sua sapienza per offendere con le parole l’altro. Uno diceva: «Sei uno stupido. La terra gira, altro che ferma». E l’altro: «Se gira allora tutto dovrebbe cambiare sempre». Poi si davano dello sciocco perché per uno la terra era rotonda e per un altro piatta. Insomma in questa città, che si chiamava Savatthi, regnava una grande confusione. Ma per fortuna tra tutti i saggi ce n’era uno di gran lunga più saggio. Tanto saggio da non cadere nei facili tranelli delle discussioni, da vivere in disparte e con modestia ma sempre disposto ad accettare l’idea espressa da un’altra persona. Questa sua serenità lo rendeva ancora più saggio ed era da tutti riconosciuto come un saggio dei saggi. Anzi diciamo pure il saggio per eccellenza. Ma il nostro dotto amico, saputo di quello strano conflitto, si era molto contrariato perché pensava che era buffo che persone così intelligenti e profonde non riuscissero a trovare un accordo sulla loro ricerca di verità e che fossero convinte che la loro verità fosse così giusta da offendere quella dell’altro. Avrebbe potuto intervenire anche lui cercando di capire cosa diceva uno e cosa l’altro, ma rendendosi conto che non sarebbe servito a nulla entrare nella discussione decise di raccontare una storia che li aiutasse a capire. La storia che gli raccontò era quella di un gruppo di ciechi e di un elefante. E la storia diceva così. Cari monaci, un re in un tempo molto antico, in questa stessa città mandò a chiamare tutti coloro che erano nati ciechi. Dopo che questi si furono raccolti in una piazza mandò a chiamare il proprietario di un elefante a cui fece portare in piazza l’animale. Poi chiamando a uno a uno i ciechi diceva loro: questo è un elefante, secondo te a cosa somiglia? E uno diceva una caldaia, un altro un mantice a seconda della parte dell’animale che gli era stata fatta toccare. Un altro toccava la proboscide e diceva il ramo di un albero. Per uno le zanne erano un aratro. Per un altro il ventre era un granaio. Chi aveva toccato le zampe le aveva scambiate per le colonne di un tempio, chi aveva toccato la coda aveva detto la fune di una barca, chi aveva messo la mano sull’orecchio aveva detto un tappeto. Quando ognuno incontrò l’altro dicendo quello a cui secondo lui somigliava l’animale discutevano animatamente perché ognuno era convinto assolutamente di quello che aveva toccato. Perciò se gli chiedevano a cosa somigliasse un elefante diceva l’oggetto che gli era sembrato di toccare. Naturalmente se uno diceva un mantice e l’altro una caldaia volavano gli insulti perché nessuno metteva in dubbio quello che aveva sentito toccando la parte del corpo dell’elefante. Il re vedendoli così convinti della loro sicurezza e litigiosi si divertiva un mondo. Ma alla fine decise di aiutarli a capire, e a due a due li invitava a toccare quello che aveva toccato l’altro e a chiedergli a cosa somigliasse. Così tutti dicevano quello che sosteneva l’altro e si invertivano i ruoli. Come se fosse stato un gioco li invitò a parlare tra di loro e alla fine tutti si formarono l’idea di come in realtà l’elefante fosse. Tutti furono d’accordo che era un mantice con un ramo di un albero nel mezzo e a lato un aratro con due tappeti sopra un granaio sostenuto da colonne e tirato da una fune di barca. Dopo che il saggio Maestro ebbe finito di raccontare questa storia disse: «Miei saggi discepoli voi fate la stessa cosa. Non sapete ciò che è giusto e ciò che è sbagliato né ciò che è bene e ciò che è male e per questo litigate, vi accapigliate e vi insultate. Se ognuno di voi parlasse e ascoltasse l’altro contemporaneamente la verità vi apparirebbe come una anche se ha molte forme».

(Udana,VI, 4)

mercoledì 4 giugno 2008


Di ritorno dal pellegrinaggio alla Mecca, Nasr Eddin acquista nella città santa uno specchio, oggetto a lui ignoto. Crede di riconoscere nello specchio il volto del padre e, al colmo della gioia, lo porta con sé. A casa, lo ripone in una cassapanca, non ne fa parola con la moglie e, di tanto in tanto, quando si sente triste e solo, va "a trovare suo padre". E dopo, ogni volta, la moglie nota in lui un'aria strana. Così lo spia, e un giorno lo vede aprire la cassapanca e restarvi chino a lungo. Attende che il marito si sia allontanato,quindi apre a sua volta la cassapanca e vi scorge una donna.S'infiamma di gelosia e inveisce contro il marito. Gran diverbio in famiglia! Fortunatamente passa di lì un derviscio. Volendo rappacificare i due coniugi, si fa mostrare la cassapanca, oggetto del litigio. Nel ridiscendere dichiara: «La cassapanca non contiene né uomo né donna: c'è soltanto un derviscio!».
L'aroma del caffè


Una figlia si lamentava con suo padre circa la sua vita e di come le cose le risultavano tanto difficili. Non sapeva come fare per proseguire e credeva di darsi per vinta. Era stanca di lottare. Sembrava che quando risolveva un problema, ne apparisse un altro. Suo padre, uno chef di cucina, la portò al suo posto di lavoro. Lì riempì tre pentole con acqua e le pose sul fuoco. Quando l'acqua delle tre pentole stava bollendo, in una collocò alcune carote, in un'altra collocò delle uova e nell'ultima collocò dei grani di caffè. Lasciò bollire l'acqua senza dire parola. La figlia aspettò impazientemente, domandandosi cosa stesse facendo il padre.... Dopo venti minuti il padre spense il fuoco. Tirò fuori le carote e le collocò in un piatto. Tirò fuori le uova e le collocò in un altro piatto. Finalmente, colò il caffè e lo mise in una scodella. Guardando sua figlia le disse: "Cara figlia mia, carote, uova o caffè?" La fece avvicinare e le chiese che toccasse le carote, ella lo fece e notò che erano soffici; dopo le chiese di prendere un uovo e di romperlo, mentre lo tirava fuori dal guscio, osservò l'uovo sodo. Dopo le chiese che provasse a bere il caffè, ella sorrise mentre godeva del suo ricco aroma. Umilmente la figlia domandò: "Cosa significa questo, padre?" Egli le spiegò che i tre elementi avevano affrontato la stessa avversità, "l'acqua bollente", ma avevano reagito in maniera differente. La carota arrivò all'acqua forte, dura, superba; ma dopo avere passato per l'acqua, bollendo era diventata debole, facile da disfare. L'uovo era arrivato all'acqua fragile, il suo guscio fine proteggeva il suo interno molle, ma dopo essere stato in acqua, bollendo, il suo interno si era indurito. Invece, i grani di caffè, erano unici: dopo essere stati in acqua, bollendo,avevano cambiato l'acqua. "Quale sei tu figlia?" le disse. "Quando l'avversità suona alla tua porta; come rispondi?" "Sei una carota che sembra forte ma quando i problemi ed il dolore ti toccano, diventi debole e perdi la tua forza?" "Sei un uovo che comincia con un cuore malleabile e buono di spirito, ma che dopo una morte, una separazione, un licenziamento, un ostacolo durante il tragitto, diventa duro e rigido? Esternamente ti vedi uguale, ma dentro sei amareggiata ed aspra, con uno spirito ed un cuore indurito?" "O sei come un grano di caffè? Il caffè cambia l'acqua, l'elemento che gli causa dolore. Quando l'acqua arriva al punto di ebollizione il caffè raggiunge il suo migliore sapore." "Se sei come il grano di caffè, quando le cose si mettono peggio, tu reagisci in forma positiva, senza lasciarti vincere, e fai si che le cose che ti succedono migliorino, che esista sempre una luce che, davanti all'avversità, illumini la tua strada e quella della gente che ti circonda". Per questo motivo non mancare mai di diffondere con la tua forza e la tua positività, "il dolce aroma del caffe'" ...
Preghiera giusta
(Preghiera di una monaca inglese del 1700)

Signore, tu sai meglio di me che sto invecchiando e che tra non molto sarò vecchia del tutto. Guardami dalla fatale abitudine di credere che io debba dire il mio parere su tutti gli argomenti, in qualsiasi circostanza. Liberami dalla voglia di dare una sistemazione alle cose di tutti. Fammi riflessiva, ma non musona, pronta ad aiutare, senza impormi. Sembra un vero peccato non usare la mia vasta saggezza, ma tu sai, Signore, che alla fin fine qualche amico voglio pure conservarmelo. Tieni libera la mia mente dal disperdersi in infiniti particolari; fammi arrivare subito al concreto. Chiudi le mie labbra sui miei guai e pene: stanno aumentando e la voglia di parlarne diventa prepotente con il passare degli anni. Non oso chiederti grazia cosi grande come quella di godere del racconto dei guai altrui, ma aiutami ad ascoltarli e a sopportare i miei con la stessa pazienza. E non oso chiederti di accrescermi la memoria, ma ti chiedo maggiore umiltà e minore sicurezza quando la mia memoria sembra urtarsi con le memorie altrui. Insegnami la sacrosanta lezione che qualche volta posso sbagliarmi anch'io. Conservami ragionevolmente dolce: non voglio essere una santa (è così difficile vivere insieme con alcune di loro!), però una persona vecchia e amara costituisce il coronamento dell'opera del diavolo. Rendimi capace di scoprire il bene in luoghi inattesi e qualità in chi non te l'aspetti. E concedimi, Signore, la grazia di riconoscerlo apertamente. Amen.

martedì 3 giugno 2008

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"Il passato e il futuro giacciono nel presente"
Quando pensiamo al passato,possono sorgere sensazioni di rimpianto o di vergogna. Quando pensiamo al futuro,possono presentarsi sensazioni di desiderio o di paura.Ma sono tutte sensazioni che sorgono nel momento presente e tutte lo influenzano. Perlopiù, non contribuiscono alla nostra felicità o gioia. Dobbiamo imparare a fronteggiare queste sensazioni. La cosa principale da fare e ricordare che il passato e il futuro giacciono entrambi nel presente, e se padroneggiamo il momento presente, allora trasformiamo anche il passato e il futuro. Come possiamo trasformare il passato? Una volta che abbiamo detto o fatto qualcosa di distruttivo o dannoso, e ora lo rimpiangiamo. Secondo la psicologia buddhista, il rimpianto è una 'emozione indeterminata'. Significa che può essere sia costruttiva sia distruttiva. Quando sappiamo che una cosa che abbiamo detto o fatto ha causato danno, e ora la nostra mente è ricolma di pentimento, possiamo far voto di non ripetere lo stesso errore nel futuro. In questo caso, la sensazione di rimpianto ha un effetto salutare. Se, invece, la sensazione di rimpianto continua a disturbarci, rendendo impossibile la concentrazione su altre cose, distruggendo la pace e la gioia delle nostre vite, allora quella sensazione ha un effetto negativo. In questo caso, quando il rimpianto diventa nocivo, si deve per prima cosa distinguere se la causa risiede in qualcosa che abbiamo detto o fatto, o in qualcosa che abbiamo mancato di dire o fare. Se, in passato, abbiamo detto o fatto qualcosa di distruttivo, possiamo chiamarlo un 'errore di commissione'. Abbiamo detto o fatto qualcosa per mancanza di consapevolezza e ciò a causato danno. Altre volte commettiamo un 'errore di ommissione'. Abbiamo fatto danno non dicendo o non facendo qualcosa che doveva essere detto o fatto, e questo porta rimpianto e dolore. C'era mancanza di consapevolezza, e i risultati sono tuttora presenti. Il nostro dolore, la nostra vergogna e il nostro rimpianto sono una parte importante di quel risultato. Se osserviamo profondamente il presente e lo afferiamo, possiamo trasformarlo. Lo faciamo per mezzo della consapevolezza, della determinazione, dell'azione e della parola corretta. Tutto questo succede nel momento presente. Quando trasformiamo il presente in questo modo, stiamo trasformando anche il passato e, nello stesso tempo, stiamo costruendo il futuro. Se, al contrario, ci mettiamo a dire che tutto è perduto, che ogni cosa è distrutta o che la sofferenza è già accaduta, non vediamo che il passato è diventato presente. Naturalmente, la sofferenza è già stata causata e la ferita di quella sofferenza può arrivare fin nella nostra anima ma, invece di lamentarci o soffrire per ciò che abbiamo fatto in passato, dovremmo afferrare il presente e trasformarlo. Le tracce di una grande siccità possono essere cancellate solo da una pioggia abbondante e la pioggia può cadere solo nel momento presente. Il pentimento buddhista si basa sulla comprensione che gli errori hanno origine nella mente. C'è una gatha del pentimento:
Tutti gli errori sorgono a causa della mente. Se la mente si trasforma, gli errori rimangono? Dopo il pentimento il mio cuore è leggero come una nuvola che fluttua libera nel cielo.
Poichè manchiamo di consapevolezza e abbiamo la mente ottenebrata dal desiderio, dall rabbia e dall'invidia, ci comportiamo in maniera sbagliata. Ecco il significato di "Tutti gli errori sorgono a causa della mente". Ma se l'errore sorge a causa della mente, certo può essere anche trasformato dalla mente. Se la mente si trasforma, allora anche gli oggetti percepiti dalla mente si trasformeranno. Tutto ciò è possibile solo se sappiamo come tornare al momento presente. Una volta trasformata la mente, il cuore si sentirà leggero come una nuvola fluttuante e diventeremo una sorgente di pace e di gioia per noi stessi e per gli altri. Forse ieri,per stupidità o rabbia, abbiamo detto qualcosa cha ha rattristato nostra madre. Ma oggi la nostra mente è trasformata e il nostro cuore e leggero e possiamo vedere nostra madre che ci sorride, anche se non è più viva. Se siamo capaci di sorridere dentro di noi, anche nostra madre potrà sorridere con noi. Se possiamo trasformare il passato, possiamo anche trasformare il futuro. Le ansie e le paure per il futuro sarà nero, perchè sappiamo che il futuro è fatto di presente. Prenderci cura del presente è il modo migliore per prenderci cura del futuro. A volte,siamo così preoccupati di ciò che accadrà il giorno dopo che ci agitiamo e ci rigiriamo tutta la notte, il giorno dopo saremo stanchi e non saremo in grado di dare il meglio di noi stessi.Più ci preoccupiamo, più diventa difficile dormire. Le preoccupazioni e le paure per il futuro distruggono il presente. Ma se smettiamo di pensare a domani, e stiamo semplicemente a letto, seguendo il respiro, godendo realmente della possibilità di riposare, non solo assaporeremo momenti di pace e di gioia sotto le lenzuola calde, ma ci addormenteremo abbastanza facilmente e naturalmente. Quel sonno sarà di grande aiuto per fare del giorno seguente un successo. Quando sentiamo che le foreste del nostro pianeta stanno ammalandosi e morendo così rapidamente , ci sentiamo in ansia. Siamo preoccupati per il futuro, perchè siamo consapevoli di ciò che sta accadendo nel momento presente. La consapevolezza ci spronerà a fare qualcosa per fermare la distruzione dell'ambiente. Ovviamente, la nostra preoccupazione per il futuro è diversa dall'ansia e dalla preoccupazione che servono solo a logorarci. Dobbiamo imparare a godere della presenza degli alberi belli e vigorosi, per poter fare qualcosa per proteggerli e salvarli. Quando buttiamo una buccia di banana nella spazzatura, se siamo consapevoli sappiamo che la buccia si degraderà e in pochi mesi rinascerà come pomodoro o lattuga. Ma quando buttiamo nella spazzatura un sacchetto di plastica, sappiamo, grazie alla nostra consapevolezza, che quel sacchetto di plastica non diventerà un pomodoro o insalata così presto. Certi tipi di rifiuti richiedono quattro o cinquecento anni per decomporsi. Le scorie nucleari impiegano un quarto di milione di anni per non essere più nocive e ritornare nel terreno. Vivendo nel momento presente in maniera risvegliata e occupandoci del momento presente con tutto il cuore, non faremo nella che distrugga il futuro. E' il modo più concreto di fare qualcosa di costruttivo per il futuro. Nella nostra vita quotidiana, produciamo anche veleni per la nostra mente e questi veleni distruggono non solo noi, ma anche coloro che vivono con noi, nel presente a anche nel futuro. Il Buddhismo parla di tre veleni; desiderio, odio e ignoranza. In più, ci sono altri veleni la cui capacità di danneggiarci è enorme: invidia, pregiudizio, orgoglio, sospetto e ostinazione. Nelle relazioni quotidiane con noi stessi, con gli altri e con l'ambiente, qualcuno o anche tutti questi veleni si possono manifestare e diffondere, distruggendo la nostra pace e la gioia di chi vive vicino a noi. Questi veleni permangono e inquinano le nostre menti, con amare conseguenze per il futuro. Perciò, vivere nel momento presente significa accettare e fronteggiare questi veleni quando sorgono, si manifestano e tornano all'incoscio, e anche praticare la meditazione di osservazione per trasformarli. Questa è una pratica buddhista. Vivere nel presente è anche vedere le cose belle e sane per nutrirle e proteggerle. La felicità proviene direttamente dall'essere in contatto con le cose che ci stanno davanti. Quella felicità è la materia con cui costruire un futuro meraviglioso.

Se non fossimo ossessionati
dal tenere la vita in movimento,
e una volta tanto potessimo non far nulla,
forse un immenso silenzio interromperebbe questa tristezza
di non capirci mai
e di minacciarci di morte a vicenda.
Forse la terra ce lo può insegnare,
come quando tutto sembra morto
e poi si dimostra vivo.
Ora conterò fino a dodici
e voi starete in silenzio e io me ne andrò.

Pablo Neruda

" Oh Grande Spirito, la cui voce ascolto nel vento,il cui respiro dà vita a tutte le cose.Ascoltami; io ho bisogno della tua forza e della tua saggezza,lasciami camminare nella bellezza,e fa che i miei occhi sempre guardino il rosso e purpureo tramonto.Fa che le mie mani rispettino la naturain ogni sua forma e che le mie orecchie rapidamente ascoltino la tua voce.Fa che sia saggio e che possa capire le cose che hai pensato per il mio popolo.Aiutami a rimanere calmo e forte di fronte atutti quelli che verranno contro di me.Lasciami imparare le lezioni che hai nascosto in ogni foglia ed in ogni roccia.Aiutami a trovare azioni e pensieri puri perpoter aiutare gli altri.Aiutami a trovare la compassione senza la opprimente contemplazione di me stesso.Io cerco la forza, non per essere più grande del mio fratello,ma per combattere il mio più grande nemico: Me stesso. Fammi sempre essere pronto a venire da te con mani pulite e sguardo alto.Così quando la vita appassisce, come appassisce il tramonto,il mio spirito possa venire a te senza vergogna".

Preghiera per il Grande SpiritoTatanka Mani (Bisonte che Cammina) (1871 - 1967)

Qualcuno una volta a detto:
“ Lavora come se non avessi bisogno di soldi
Ama come se nessuno ti abbia fatto soffrire
Balla come se nessuno ti stesse guardando
Canta come se nessuno ti stesse sentendo
Vivi come se il Paradiso fosse sulla terra”.

Esistono cinque cose nella vita che non si recuperano
Una pietra dopo averla lanciata
Una parola dopo averla detta
Un’opportunità dopo averla persa
Il tempo dopo esser passato
L’amore di chi non lotta

lunedì 2 giugno 2008


Il pacchetto di biscotti

Una ragazza stava aspettando il suo volo in una sala d’attesa di un grande aeroporto …
Siccome avrebbe dovuto aspettare per molto tempo, decise di comprare un libro per ammazzare il tempo. Comprò anche un pacchetto di biscotti. Si sedette nella sala Vip per stare più tranquilla.
Accanto a lei c’era la sedia con i biscotti e dall’altro lato un signore che stava leggendo il giornale.
Quando incominciò a prendere il primo biscotto, anche l’uomo ne prese uno, lei si sentì indignata ma non disse nulla e continuò a leggere il suo libro. Tra se pensò “ ma tu guarda se solo avessi un po’ di coraggio gli avrei già dato un pugno …”
Così ogni volta che lei prendeva un biscotto, l’uomo accanto a lei, senza fare un minimo cenno ne prendeva uno anche lui. Continuarono fino a che non rimase un solo biscotto e la donna pensò “ah, adesso voglio proprio vedere cosa mi dice quando saranno finiti tutti !!!”
L’uomo prese l’ultimo biscotto e lo divise a metà. “Ah! Questo è troppo” pensò e cominciò a sbuffare indignata, si prese le sue cose, il libro, la sua borsa e si incamminò verso l’uscita della sala d’attesa. Quando si senti un po’ meglio e la rabbia era passata, si sedette in una sedia lungo il corridoio per non attirare troppo l’attenzione ed evitare altri dispiaceri. Chiuse il libro e aprì la borsa per infilarlo dentro quando … nell’aprire la borsa vide che il pacchetto di biscotti era ancora tutto intero nel suo interno.
Sentì tanta vergogna e capì solo allora che il pacchetto di biscotti uguale al suo era di quell’uomo seduto accanto a lei che però aveva diviso i suoi biscotti con lei senza sentirsi indignato, nervoso o superiore , al contrario di lei che aveva sbuffato e addirittura si sentiva ferita nell’orgoglio.
Quante volte nella nostra vita mangeremo o abbiamo mangiato i biscotti di un altro senza saperlo?
Prima di arrivare ad una conclusione affrettata e prima di pensare male delle persone, guarda attentamente le cose, molto spesso non sono come sembrano!!!



Se solo per un istante Dio

“Se solo per un istante Dio si dimenticasse
che sono una marionetta di pezza e mi regalasse un pezzo di vita,
probabilmente non direi tutto ciò che penso,ma in definitiva penserei tutto ciò che significano.
Dormirei poco, sognerei di più, capisco che per ogni minuto che chiudiamo gli occhi,
perdiamo sessanta secondi di luce.
Andrei, quando gli altri si fermano, mi sveglierei mentre gli altri dormono.

Ascolterei mentre gli altri parlano, e come mi godrei un buon gelato al cioccolato!
Se Dio mi facesse dono di un pezzo di vita,
vestirei semplicemente, mi butterei disteso al sole,
lasciando scoperto non solo il mio corpo, ma anche la mia anima.
Dio mio se io avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio, e aspetterei che il sole uscisse.
Dipingerei con un sogno di Van Gogh sulle stelle una poesia di Benedetti e una canzone di Serrat
Sarebbe la serenata che offrirei alla luna.

Annaffierei con le mie lacrime una rosa, per sentire il dolore delle sue spine,
e con le labbra la carnosa sensazione dei suoi petali …
Dio mio, se io avessi un pezzo di vita … Non lascerei passare un solo giorno senza dire alla gente
A cui voglio bene, che le voglio bene.

Convincerei ogni uomo ed ogni donna che essi sono i miei preferiti,
e vivrei innamorato dell’amore.
Agli uomini dimostrerei quanto si sbagliano al pensare che smettano d’innamorarsi
quando invecchiano , senza sapere che invecchiamo quando smettono d’innamorarsi!

A un bambino darei le ali, ma lascerei che da solo imparasse a volare.
Ai vecchi insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia, ma con l’oblio.
Tanta cose ho imparato da voi uomini.

Ho imparato che tutti quanti vogliono vivere sulla cima della montagna,
senza sapere che la vera felicità risiede nella forza di risalire la scarpata.
Ho imparato che quando un neonato stringe con il suo piccolo pugno, per la prima volta,
il dito del padre, lo racchiude per sempre.

Ho imparato che un uomo ha diritto a guardare un altro dall’alto solo per aiutarlo ad alzarsi.
Sono tante le cose che ho potuto apprendere da voi, ma in verità a molto non avrebbero a servire,
perché quando mi mettete dentro quella borsa, infelicemente starò morendo.
Di sempre ciò che senti e fa ciò che pensi. Se sapessi che oggi sarà l’ultimo giorno
In cui ti vedrò dormire, ti abbraccerei forte e pregherei il Signore affinché possa essere il guardiano della tua anima.

Se sapessi che questa è l’ultima volta che ti vedo uscire dalla porta,
ti abbraccerei, ti bacerei, e ti richiamerei per dartene ancora.
Se sapessi che questa è l’ultima volta che ascolto la tua voce, registrerei ogni tua parola
Per poter riascoltarla una e un’altra volta all’infinito.
Se sapessi che questi sono gli ultimi minuti in cui ti vedo ti direi “Ti amo”
Senza assumere scioccamente che lo sai di già.

Se c’è un domani e la vita ci da un’altra opportunità per fare bene le cose,
ma se sbaglio e oggi è tutto ciò che mi resta,
mi piacerebbe dirti che ti voglio bene e che mai ti dimenticherò.
Il domani non è assicurato a nessuno, giovane o vecchio. Oggi può essere l’ultimo giorno
Che vedi coloro che ami.

Però non aspettare più, fallo oggi, perché se il domani non dovrà mai arrivare,
sicuramente lamenterai il giorno che non hai preso tempo per un sorriso,
un abbraccio, un bacio, e che sarai stato troppo occupato per concederti un ultimo desiderio.

Mantieni coloro che ami vicini a te, di loro all’orecchio quanto ne hai bisogno,
amali e trattali bene, prenditi tempo per dirgli “mi dispiace”, “perdonami”,”per piacere”,
“grazie” e tutte le parole d’amore che conosci.
Nessuno ti ricorderà per i tuoi pensieri segreti. Chiedi al Signore la forza e la saggezza per saperli esprimere.

Gabriel Garcia Marquez
“Non c’è problema”

Non c’è problema,perché due sono le cose:
O sei sano o sei malato.
Se sei sano non c’è problema.
Se sei malato due sono le cose:
O guarisci o muori.
Se guarisci non c’è problema.
Se muori due sono le cose:
O vai in paradiso o vai all’inferno.
Se vai in paradiso non c’è problema.
Se vai all’inferno, incontrerai tanti
Di quelli amici, che non ti resterà
Più tempo per farti dei problemi.


Detto irlandese

TI AUGURO TEMPO

“Ti auguro Tempo”di Elli Michler
"Non ti auguro un dono qualsiasi,
ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare,
non solo per te stesso,ma anche per donarlo agli altri.
ti auguro tempo, non per affrettarti a correre,
ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perché te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti
e non soltanto per guardarlo sull'orologio.
Ti auguro tempo per toccare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno , ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo,
tempo per la vita".